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#03 – Intimo

update giugno 2020

Ho deciso di pubblicare anche qui sul sito quanto fatto su Instagram in questi mesi.

 

PARTE UNO (di 3)

Tra le cose più intime che due persone possano fare insieme – evitando di scrivere cose zozze che poi instagram mi banna a vita – per me, nei primi posti c’è MANGIARE INSIEME.⁠

In particolare mangiare insieme la prima volta a casa di qualcuno.⁠
Quello è il momento in cui inizi davvero a conoscere quel “qualcuno”.⁠
A tavola non ci sono costruzioni, non ci sono ruoli.⁠
Non ci sono muri se non temporanei ( come quello alzato da un rutto inaspettato tra l’antipasto ed il primo).⁠

A tavola siamo noi.⁠
Figlie e figli di tavole apparecchiate in un certo modo per anni.⁠
Di insalate che ognuno si condisce oppure pre-condite con livelli di sale da far invidia al Mar Ionio.⁠
Di fette di pane nascoste sotto la pasta al sugo che se lo faccio io mi dicono “ohh fai come Nonno” ma se beccano Nonno a farlo…ahiahi.⁠
(Nonno ed io 4ever “Team Pane con la Pasta” eh.)⁠

A tavola sei tu. I tuoi ricordi, i tuoi riti e le tue manìe. Tutto per condire un piatto di pasta.⁠

Non vedo l’ora di mangiare con un congiunto.⁠

PARTE DUE (di 3)


Ho quasi mal di testa da quanto ho pensato in questi giorni in cui sono silenziosamente sparito dal mondo.⁠

Mi sono venuti in mente un sacco di ricordi, di momenti, di riti vecchi che per un attimo mi è sembrato di aver quasi dimenticato. ⁠
Eppure sono ricordi belli.⁠
Eppure erano bei momenti.⁠
Mi sono venuti in mente tutti insieme sì, ma con un certo distanziamento sociale. Uno dopo l’altro come gli schiaffi di un bulletto all’uscita dalla scuola.⁠

A furia di porgere l’altra guancia mi è rimasto solo il dietro del gomito senza lividi.⁠

Le ho prese forte eh?Ma sono contento.⁠
Ok qui un “vabbhe sei scemo!” ci potrebbe stare.⁠

E’ che a volte prenderle è la cosa giusta da fare, soprattutto quando stai cercando di difendere qualcuno.⁠

Figuriamoci quando quel qualcuno sei proprio tu.⁠

*mostro con orgoglio i lividi ormai quasi del tutto ingialliti, medaglie di una guerra che non mi ha dato modo di farmi trovare pronto*⁠

Quanto è considerato intimo?⁠
Ma soprattutto quanti kili di intimità possiamo condividere?⁠
Quali sono i limiti?⁠

E poi tutta questa voglia di raccontare storie, di raccontare le persone per come sono blablablabla.⁠
Seriamente: fotte ancora qualcosa a qualcuno?⁠

Eppure mentre stavo seduto sul cesso a 10cm da Julia che si lavava via la maschera dal viso, sono sicuro che quella che ho avvertito fosse intimità.⁠

Intimo non vuol dire per forza nudo. Non vuol dire comprare completini nuovi apposta per le foto.⁠

C’è un’intimità diversa, più quotidiana, fatta di piedi nudi sul parquet, di asciugami arrotolati in testa che ancora non so come si fa.⁠
Di capelli bagnati da spazzolare.⁠

Ed eccomi qua, con i miei lividi, a raccontare tutto.⁠
A dare parole a quelle immagini che da sole potrebbero dire altro.⁠
Per non dimenticare mai più.⁠

PARTE TRE (di 3) – coming soon –

 


Ne ho parlato anche in una puntata del podcast: quando non sei attivo sui social per un po’, qualche giorno o un paio di settimane, sembra sempre che tu non stia facendo un cazzo.⁠

In realtà sono successe un sacco di cose! Abbiamo inaugurato casa nuova anche ad amici e parenti. Ho finalmente perfezionato la ricetta per la pizza fatta in casa dopo cocenti fallimenti e notti passate a piangere abbracciato ad un cuscino sporco di farina (che vi devo dire? ci tengo).⁠


Ah! Ho anche ricominciato a scattare! (e subito sotto il diluvio universale eh)⁠

In tutto questo ho anche pensato molto a cosa scrivere sotto quest’ultima serie di foto con Julia.⁠

Finora ho parlato di un’intimità verso il passato fatta di riti e tradizioni che ci vengono tramandati. Poi sono passato ad un’intimità più “presente” fatta di piccoli gesti quotidiani che spariscono e diventano invisibili a furia di ripetersi quotidianamente.⁠
ok, fine riassunto per quelli che non avevano letto gli ultimi post.⁠

Alla fine ho pensato ad un tipo di intimità diversa che nasce dai nostri dubbi e dalle nostre paure e si trasforma in un bisogno preciso: essere ascoltati.⁠

Se ci pensiamo un attimo il “mondo digitale” è strapieno di gente che condivide cose. Ogni giorno. Più volte al giorno.⁠
Ma dentro tutto questo rumore c’è ancora qualcuno che ascolta?⁠

Per ascoltare bisogna prestare attenzione. Bisogna dimenticarsi di sè, anche solo per un attimo.⁠


Io credo che l’attenzione sia il bene più prezioso del mondo.⁠
Si faranno anche delle guerre pur di avere un po’ di attenzione.⁠

Avere la vostra attenzione mi fa sentire considerato.⁠
E se vengo considerato, mi sento ascoltato.⁠

La verità è che saremo tutti meno soli finchè ci sarà qualcuno in ascolto.⁠

fine.

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